Il giorno 25 maggio 2018,
nell’aula biblioteca della nostra scuola, grazie all’iniziativa
promossa dalla prof.ssa Lina Pianese, abbiamo avuto un incontro molto
importante: abbiamo conosciuto Pierre Kabeza, oggi simbolo della
lotta pacifica per il diritto all’educazione dei bambini del Congo.
Pierre è stato insegnante di biologia e sindacalista nazionale nella
Repubblica Democratica del Congo. A causa della negazione dei diritti
fondamentali dell’individuo ha dato vita al sindacato degli
insegnanti cattolici DMK (Dauphin Munzihirwa Katalico) per garantire
l’istruzione dei bambini congolese e per denunciare il dolore della
sua terra continuamente sfruttata e saccheggiata dalle sue ricchezze
nella totale indifferenza del mondo occidentale. A causa delle sue
proteste pacifiche e del suo impegno e per il rifiuto di tacere, Pierre è stato incarcerato e torturato più volte, costretto a
fuggire per proteggere la sua famiglia dalle continue minacce di
morte. Nel 2010 ha trovato rifugio politico in Italia, dove ha
conseguito un Master in Studi politici. Attualmente vive a Cinisello
come custode di una casa di accoglienza per immigrati e continua la
sua lotta pacifica per il diritto all’istruzione in Congo portando
la sua testimonianza nelle scuole, nelle chiese, nelle piazze, nelle
università che lo ospitano.
Pierre ci ha fatto vedere
dei filmati molto toccanti e ci siamo resi conto che noi non siamo
consapevoli delle fortune che abbiamo, prima fra tutte la possibilità
di andare a scuola. In Africa, infatti, i bambini devono percorrere
molti chilometri a piedi prima di raggiungere il luogo che loro
chiamano scuola (spesso si tratta di un capannone adibito a
pluriclasse e che contiene un numero considerevole di ragazzini!) e
che devono affrontare anche dei grossi pericoli. Abbiamo visto
immagini di bambini che, a soli tre anni, lavorano per l’estrazione
del coltan, un minerale più prezioso del diamante, che è una delle
componenti fondamentali per la fabbricazione dei cellulari, delle
videocamere, di tutti gli apparecchi HI-TECH, e lo fanno per aiutare
la famiglia a guadagnare l’indispensabile per vivere.
Pierre ha messo in comune
con noi il concetto filosofico che sta alla base della vita del
popolo africano, l’ “UBUNTU”. Questa parola non ha un termine
italiano che lo traduce sinteticamente, ma racchiude in sé una
molteplicità di significati, quali “AMORE, SOLIDARIETA’,
COMPASSIONE, CONDIVISIONE, GIOIA DI VIVERE…”, perché “IO
ESISTO SE CI SEI TU, TU ESISTI PERCHE’ CI SIAMO NOI, NOI ESISTIAMO
PERCHE’ VOI CI SIETE…”, quindi “SIAMO TUTTI FRATELLI”.
Ognuno di noi ha il compito e la responsabilità di amare e di
aiutare gli altri. Al termine dell’incontro Pierre ci ha chiesti di
metterci dei panni dei “grandi dell’Europa” e di scrivere su un
foglio cosa avremmo fatto noi per aiutare i bambini dell’Africa.






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